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The artist of the week – Norman Foster

“Se non fossi un ottimista, per me sarebbe impossibile essere un architetto.” Norman Foster

Indiscusso maestro dell’architettura contemporanea, Sir Norman Robert Foster nasce a Manchester nel 1935 e compie i propri studi prima all’università locale (dove si laurea nel 1961) e poi alla Yale University, presso cui ottiene un dottorato grazie ad una borsa di studio. Il periodo passato negli Stati Uniti è fondamentale per la sua formazione, grazie all’influenza di insegnanti del calibro di Paul Rudolph, Serge Chermayeff e Vincent Scully.

A Yale incontra Richard Rogers, con cui lavora dal 1963 al 1967 nello studio Team 4.
Dopo il distacco da Rogers, Foster avvia la Foster Associates nel 1967 (ora Foster + Partners), che realizza progetti in tutto il mondo, unanimemente considerati “tra i più significativi dell’architettura contemporanea”.
Lo studio, nel corso degli anni, è arrivato a impiegare ad avere più di cinquecento progettisti divisi in uffici con sede a Londra, Berlino, Francoforte, Parigi, Hong Kong, Singapore, Tokyo.
Premiato con innumerevoli riconoscimenti internazionali, Foster&Partners è concepito secondo il modello dei grandi studi americani, in cui l’opera è frutto di lavoro collettivo, e a oggi si occupa tanto di architettura quanto di pianificazione urbanistica, ingegneria delle costruzioni, interior design, product design, exhibit design e grafica.
Celebre per la sua cifra stilistica espressa in realizzazioni in vetro e acciaio, dalle superfici levigate, Norman Foster è stato il “Deus ex machina” di alcune tra le opere moderne più celebri e visitate. A Londra, ad esempio, si è occupato della realizzazione del Millenium Bridge (il ponte pedonale forse più famoso al mondo), della Great Court del British Museum e del grattacielo “30 St Mary Axe” (informalmente conosciuto come “il cetriolo”), primo grattacielo ecologico della città.

La profonda ricerca dei materiali è un altro cardine della filosofia di Foster. Il vetro, insieme all’acciaio, è uno dei materiali prediletti, perché trasmette la luce, racchiude e al tempo stesso connette. Può essere usato per rendere “simbolicamente” trasparente un edificio, come nell’intervento sul Reichstag di Berlino (1999), che è sormontato da una grande cupola di acciaio e vetro percorsa da una passerella da cui si osserva la città e la sottostante sala del parlamento.

A Milano, nel luglio 2018, viene inaugurato in piazza Liberty il nuovo Apple Store. Situato a pochi passi dal Duomo, l’edificio è sovrastato da una grande fontana di vetro che segnala l’ingresso del negozio monomarca sottostante, conferendo nuova vita alla piazza, dotata di un’elegante veste in beola grigia e di ben 14 alberi di Gleditsia Sunburst.
È una esperienza multisensoriale unica, di contatto intimo con gli elementi: avvolti da acqua e cielo, entriamo in un luminoso spazio sotterraneo essenziale e sofisticato. L’ampia gradinata in discesa dà forma a un anfiteatro, che trasforma la piazza in un animato social hub contemporaneo.

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