“La linea retta è la linea degli uomini, quella curva la linea di Dio” – Antoni Gaudí

Antoni Gaudí y Cornet, conosciuto come Antoni Gaudì, nasce a Reus, nella Catalogna meridionale, per poi trasferirsi nella capitale della regione, Barcellona, nel 1869. Qui entra in contatto con alcuni esponenti della cosiddetta Renaixença, un movimento culturale e politico finalizzato al recupero della lingua e della cultura catalane e, in ultima analisi, della rivendicazione dell’autonomia regionale rispetto al governo castigliano.

Conseguito il proprio titolo di studi presso la Scuola Superiore di Architettura nel 1878, Antoni Gaudí si reca in visita all’Esposizione Universale di Parigi, dove avviene un fortunato incontro: quello con l’industriale Eusebi Güell, che diverrà il suo principale mecenate. In Francia, inoltre, il giovane progettista ha modo di sperimentare il fervente clima artistico che di lì a pochi anni determinerà la nascita dell’Art Nouveau, corrente affine a Gaudí, che ne diverrà il più noto esponente in terra spagnola attraverso la locale declinazione conosciuta con il nome di modernismo catalano: l’interesse nell’applicazione e nell’uso dei nuovi materiali da costruzione, messi a disposizione dalla neonata industria, vengono combinati con le istanze secessioniste catalane già accennate, generando un linguaggio architettonico che – nel caso di Antoni Gaudí – assume caratteristiche tanto peculiari da risultare quasi un movimento a sé stante.
Tornato in Spagna, l’architetto ottiene numerosi incarichi come disegnatore nello studio di Joan Martorell, personalità che predilesse il linguaggio neogotico e che, in veste di consigliere del filantropo Josep Maria Bocabella (a sua volta promotore della costruzione della chiesa della Sagrada Familia) raccomanderà il giovane Gaudí per l’incarico di architetto capo nella costruzione della chiesa medesima.

Il debutto di Antoni Gaudí viene fatto coincidere con la costruzione di casa Vicens (1883-1885), una villa in Calle de las Carolinas il cui stile è stato definito mudejar-moresco per la combinazione di elementi strutturali quali l’arco moresco con azulejos a mattoni e pietra grezza, che ritroviamo anche nel progetto per il padiglione di caccia della Finca Güell (1882).

Tra il 1886 e il 1889, Gaudí affronta il primo progetto per Güell: l’omonimo palazzo costruito in Calle Nueva de la Rambla, in cui si evidenzia il marcato uso di elementi in stile gotico. L’abitazione, sviluppata su sei piani intorno a un salone a tutta altezza il cui soffitto è riccamente decorato, è inoltre la prima opera in cui compaiono gli archi parabolici, che diverranno un elemento tipico del suo linguaggio architettonico. Al piano nobile del palazzo, invece, gli oggetti di carpenteria sono risolti con estremo ingegno: le vetrate della facciata sono realizzate con sottili elementi di ferro e, quando le imposte in legno vengono aperte, s’incassano negli stipiti trasformandosi in ricchi rivestimenti murali.
Una ricchezza, quella decorativa, che trova il proprio apice in progetti successivi, dalla critica raggruppati sotto il nome di “naturalismo espressionista”, inteso come la capacità di trasformare decorazione – ispirata principalmente al mondo animale – e plasticità dell’oggetto architettonico a tutte le scale, in una prorompente rivoluzione di gusto quasi barocco.
Tra i suoi lavori più memorabili troviamo le case Batló (1904-1906) e Milà (anche detta “La Pedrera”, 1906-1910), che Salvador Dalì commenterà in un articolo apparso sulla rivista “Minotaure” sottolineando «il carattere nutritivo, commestibile di questa specie di case, le quali non sono altro che le prime case commestibili, i primi e unici edifici erotizzanti, la cui esistenza implica questa funzione “urgente” e così necessaria all’immaginazione amorosa: poter realmente mangiare l’oggetto del desiderio».

Nello sviluppo di questo percorso progettuale, il ruolo chiave spetta però al complesso, infinito e articolato cantiere della Sagrada Familia, che impegna Gaudì dall’età di trentun anni – cioè dal 1881 – fino alla sua morte. Per la nuova cattedrale di Barcellona, l’architetto stravolge l’originario progetto di Villar – scomparso poco dopo la conclusione dei lavori per le fondamenta – disegnando una grandiosa costruzione, composta per volumi indipendenti. La prima cappella della cripta portata a compimento è quella centrale all’abside, dedicata a San Giuseppe; nel 1893, l’intera sala ipogea è conclusa e si passa alla realizzazione di muri e guglie dell’abside superiore e della facciata nord-est. Nel 1914 i lavori si arrestano a causa di scarsità dei finanziamenti e Antoni Gaudí si dedica alla revisione costante dell’intero progetto – l’unico portato avanti da ora in poi – e dei molteplici plastici, realizzati per testare le capacità di resistenza della struttura che si va costruendo. Riavviato il cantiere, ha però il tempo di vedere terminata solo la costruzione di uno dei campanili, dedicato a San Barnaba: il 7 giugno 1926 viene investito dal primo tram messo in circolazione dalla Municipalità di Barcellona, che poi gli tributa l’onore di essere sepolto nella cripta della sua basilica.

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